Bambini bilingui: miti e verità sul bilinguismo infantile

Aula dell’infanzia con tavolini, scaffali bassi e materiali in legno

Crescere un bambino con due lingue fa nascere domande legittime: si confonderà? Parlerà più tardi? Non sarebbe meglio aspettare che sappia bene l'italiano? Questo articolo mette a confronto i miti più diffusi sul bilinguismo infantile con ciò che dicono la ricerca e le principali istituzioni pediatriche e logopediche, e propone strategie concrete per la vita di tutti i giorni.

Il bilinguismo fa bene o male ai bambini?

Le evidenze sono rassicuranti: imparare due lingue fin da piccoli non confonde i bambini e non causa disturbi del linguaggio. L'American Speech-Language-Hearing Association (ASHA), l'associazione statunitense dei logopedisti, lo scrive in modo esplicito: usare le proprie lingue con il bambino non lo confonde, non causa né peggiora problemi di linguaggio e non rallenta il suo apprendimento. La stessa posizione si ritrova nelle schede per i genitori dell'American Academy of Pediatrics, dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e del servizio sanitario britannico NHS.

Questo non significa che il bilinguismo arrivi da solo. Perché un bambino impari davvero due lingue servono un'esposizione sufficiente a ciascuna e occasioni reali per usarle. La differenza si gioca qui, più che nell'età o nel talento.

Mito 1: «Due lingue confondono il bambino»

È il timore più diffuso, e la ricerca lo smentisce. Già alla nascita i neonati distinguono lingue con ritmi diversi, e verso i 4 mesi separano anche lingue dal ritmo simile, come francese e spagnolo. Uno studio pubblicato su Psychological Science ha osservato che i neonati esposti a due lingue durante la gravidanza le preferiscono entrambe, ma sanno comunque distinguerle.

Come spiegano Antonella Sorace e Bob Ladd nelle domande frequenti di Bilingualism Matters, il centro dell'Università di Edimburgo dedicato al bilinguismo, per un bambino la lingua è semplicemente un'altra differenza tra le persone che lo circondano, come il tono di voce o il modo di parlare di ciascuno.

Mito 2: «I bambini bilingui parlano più tardi»

Le tappe fondamentali sono le stesse dei monolingui. Secondo l'ASHA, la maggior parte dei bambini che crescono con più lingue dice le prime parole entro il primo anno e usa frasi di due parole entro i due anni. Una logopedista di Humanitas Medical Care indica la lallazione tra i 6 e i 10 mesi, le prime parole intorno all'anno e le prime combinazioni intorno ai due anni, come nei bambini monolingui.

Il Bambino Gesù aggiunge una sfumatura utile: alcuni bambini bilingui possono impiegare un po' più di tempo per le prime parole, ma questo lieve allungamento non è un vero ritardo, e tanto meno un disturbo.

Da dove nasce allora il mito? Contando le parole in una sola lingua, un bambino bilingue può sembrare indietro. Uno studio su bambini tra i 22 e i 30 mesi (Hoff e colleghi, 2012) ha trovato vocabolari più piccoli in ciascuna lingua presa da sola, ma un vocabolario totale paragonabile a quello dei coetanei monolingui. Se un bambino conosce "apple" ma non ancora "mela", quella parola fa comunque parte del suo vocabolario.

Mito 3: «Se mescola le lingue c'è un problema»

Mescolare le lingue nella stessa frase, il cosiddetto code-mixing o code-switching, è una fase normale. "Mamma, voglio an apple" non è un segno di confusione: il bambino colma la parola che gli manca con quella che ha a disposizione. Gli studi mostrano che questi mescolamenti seguono regole simili a quelle degli adulti bilingui e che già a 2 anni i bambini mostrano una certa capacità di adattare la lingua all'interlocutore. Secondo l'American Academy of Pediatrics, di solito verso i 3 anni i bambini multilingui separano le loro lingue in modo appropriato.

Il consiglio di Bilingualism Matters è di non sgridare il bambino: rimproverarlo per una parola nell'altra lingua rischia di creare un atteggiamento negativo proprio verso la lingua che volete proteggere. Meglio riprendere la frase nella propria lingua, con naturalezza.

Mito 4: «È troppo presto: prima deve imparare bene l'italiano»

Per le famiglie in cui si parlano due lingue, la risposta di Sorace e Ladd è netta: no. Introdurre la seconda lingua più tardi rischia di farla percepire al bambino come meno importante e non degna di sforzo. Anche la ricerca sull'apprendimento delle lingue converge su un messaggio semplice: prima è meglio, perché i primi anni offrono una quantità e una qualità di interazione difficili da ricreare in seguito. Non esiste però un'età oltre la quale non serve più: imparare una lingua diventa gradualmente più impegnativo, ma non è mai troppo tardi.

Mito 5: «I genitori devono parlare un inglese perfetto»

Al contrario. ASHA, Bambino Gesù e NHS concordano: ogni genitore dovrebbe parlare al bambino nella lingua in cui si sente più sicuro e che conosce meglio. Il Bambino Gesù la chiama "lingua del cuore", perché è quella in cui passano meglio emozioni e affetti. Parlare in una lingua che non si padroneggia, osserva la logopedista di Humanitas, rischia di offrire al bambino un modello meno corretto.

Se in famiglia si parla italiano e desiderate che vostro figlio impari l'inglese, la strada più efficace è affidare la seconda lingua a persone madrelingua in contesti quotidiani, come un nido o una scuola bilingue, e accompagnarla a casa con canzoni, libri e interesse sincero, senza sostituire la lingua di famiglia. Vale anche per chi a casa parla una terza lingua: il Dipartimento dell'educazione del Cantone Ticino promuove, fin dalla scuola dell'infanzia, l'apprendimento della lingua della scuola accanto alla lingua d'origine appresa in famiglia.

E i famosi vantaggi cognitivi?

Qui serve onestà. Per anni si è parlato di un "vantaggio bilingue" nelle funzioni esecutive, come attenzione e flessibilità. Una meta-analisi del 2021 su oltre 23'000 bambini e ragazzi tra i 3 e i 17 anni ha trovato un effetto molto piccolo, che diventa indistinguibile da zero una volta corretto per il bias di pubblicazione. Anche Krista Byers-Heinlein e Casey Lew-Williams avvertono che questo vantaggio è stato talvolta enfatizzato dalla stampa.

I benefici più solidi sono altri, e non meno importanti: parlare due lingue, comunicare con la famiglia allargata, mantenere un legame con la propria cultura. Diversi studi su bambini in età prescolare osservano inoltre una capacità un po' maggiore di comprendere il punto di vista degli altri.

Quali sono gli svantaggi del bilinguismo?

Non ci sono svantaggi per lo sviluppo, ma ci sono alcune attenzioni da avere:

  • Un vocabolario distribuito su due lingue: nei primi anni il bambino può conoscere meno parole in ciascuna lingua rispetto a un coetaneo monolingue, anche se il totale è simile.
  • La costanza conta: le competenze in ogni lingua crescono con la quantità di esposizione a quella lingua, e quella meno presente nell'ambiente tende a indebolirsi senza occasioni d'uso. In uno studio su quasi 2'000 famiglie nelle Fiandre (De Houwer, 2007), in circa un quarto dei casi nessun figlio parlava la lingua minoritaria.
  • Valutazioni da fare con cura: le competenze di un bambino bilingue sono spesso distribuite in modo diseguale tra le due lingue. Misurarle con strumenti pensati per monolingui, in una lingua sola, può far sembrare in ritardo un bambino che non lo è.

Come favorire il bilinguismo dei bambini a casa

Non esiste un metodo unico. Conta soprattutto offrire molta esposizione di qualità a ciascuna lingua, in interazioni vere. Le strategie più usate:

Strategia Come funziona A cosa fare attenzione
Un genitore, una lingua Ogni genitore parla sempre la propria lingua madre. Se un genitore passa poco tempo con il bambino, la sua lingua rischia di restare debole. Da sola non è né necessaria né sufficiente.
Lingua minoritaria a casa In casa si parla la lingua meno presente fuori; l'altra arriva da nido, scuola e amici. Richiede che entrambi i genitori la parlino o almeno la capiscano. Nei dati di De Houwer, quando entrambi i genitori usavano solo la lingua minoritaria la trasmissione riusciva nel 97% delle famiglie, contro il 74% con "un genitore, una lingua".
Per luogo o per momento Una lingua a casa e una fuori, oppure momenti fissi. Regole troppo rigide, come i giorni alterni, sono difficili da mantenere e possono generare resistenza.
Uso flessibile Entrambe le lingue, senza regole fisse. Verificate ogni tanto quanta esposizione riceve davvero il bambino in ciascuna lingua.

Qualunque sia la strategia, alcune abitudini aiutano sempre:

  • Parlate nelle routine: bagnetto, pasti, spesa, passeggiate sono occasioni naturali e ripetute.
  • Leggete insieme: anche libri senza testo, commentando personaggi ed emozioni nella vostra lingua.
  • Cantate: canzoni e filastrocche portano ritmo, suoni e parole nuove.
  • Persone prima degli schermi: i bambini piccoli imparano la lingua soprattutto dall'interazione, molto meno dalla televisione.
  • Create il bisogno: nonni che parlano solo quella lingua, amici, gruppi di gioco danno al bambino un motivo reale per usarla.
  • Non correggete, riformulate: se il bambino risponde nell'altra lingua, ripetete ciò che ha detto nella vostra, senza forzarlo.

Quando consultare il pediatra o un logopedista

Il bilinguismo non causa disturbi del linguaggio, ma un bambino bilingue può averne uno, esattamente come un bambino monolingue. In quel caso le difficoltà si manifestano in tutte le sue lingue, non in una sola. Alcuni segnali meritano un confronto con il pediatra:

  • il bambino sembra non comprendere ciò che gli viene detto, in nessuna delle sue lingue;
  • mostra poco interesse a comunicare: non si gira quando lo chiamate, non usa lo sguardo o i gesti per indicare e chiedere;
  • le tappe tipiche, come le prime parole intorno all'anno e le prime combinazioni intorno ai due anni, tardano in modo evidente in entrambe le lingue;
  • avete un dubbio che non vi lascia: è già un buon motivo per chiedere.

Il Bambino Gesù indica i 3 anni come una sorta di spartiacque tra chi impara a parlare lentamente e chi potrebbe avere un disturbo, e sottolinea il ruolo della comprensione: se il bambino non sembra capire il linguaggio dell'adulto, è bene rivolgersi subito al pediatra. Se una difficoltà riguarda una sola lingua, il primo passo è valutare quanta esposizione il bambino ha avuto a quella lingua.

Se serve una valutazione, cercate un logopedista con esperienza di bilinguismo, che osservi il bambino in tutte le sue lingue. Rinunciare a una lingua non è di regola necessario: il Bambino Gesù e la revisione di Byers-Heinlein e Lew-Williams riportano che anche i bambini con un disturbo del linguaggio possono crescere bilingui. Ogni situazione va comunque valutata con lo specialista che segue il bambino.

Come lavora Honeycomb sul bilinguismo

A Honeycomb il bilinguismo segue gli stessi principi. Ogni educatore parla esclusivamente nella propria lingua madre, italiano o inglese, così che ogni lingua sia legata a persone e relazioni riconoscibili. Le lingue non si insegnano a lezione: si vivono nelle routine di cura, cambio, pappa, nanna e gioco, con canzoni, filastrocche e giochi di voce pensati per ogni fascia d'età. Al nido il bambino muove i primi passi nel bilinguismo dentro la cura quotidiana; alla scuola dell'infanzia si aggiungono obiettivi linguistici realistici per i 4, i 5 e i 6 anni. Il modello è stato pensato con specialisti dello sviluppo del linguaggio: tra le figure specialistiche dell'équipe c'è anche il logopedista, presente con osservazioni periodiche e colloqui con le famiglie, e per i genitori sono previsti incontri su come gestire le lingue in casa.

Se state scegliendo un nido, può esservi utile anche la nostra guida su come scegliere un asilo nido a Lugano.

Domande frequenti

A che età i bambini bilingui iniziano a parlare?

Alla stessa età dei monolingui: la maggior parte dice le prime parole intorno all'anno e combina due parole intorno ai due anni. Alcuni impiegano un po' più di tempo per le prime parole, senza che questo sia un vero ritardo.

Il bilinguismo può causare un ritardo del linguaggio?

No. Il bilinguismo non causa né peggiora i disturbi del linguaggio. Un bambino bilingue può avere un disturbo come qualsiasi altro bambino, ma in quel caso le difficoltà si vedono in tutte le sue lingue.

Come favorire il bilinguismo dei bambini?

Offrendo molta esposizione a ciascuna lingua in situazioni quotidiane e affettive: ogni genitore parla la lingua in cui si sente più sicuro, si legge e si canta insieme e si creano occasioni in cui il bambino ha davvero bisogno di entrambe le lingue.

Quali sono gli svantaggi del bilinguismo?

Non ci sono svantaggi per lo sviluppo. Nei primi anni il vocabolario può essere più piccolo in ciascuna lingua, anche se il totale è simile, e la lingua meno parlata fuori casa richiede costanza per non indebolirsi.

È normale che mio figlio mescoli italiano e inglese nella stessa frase?

Sì, è una fase normale e non indica confusione. Secondo l'American Academy of Pediatrics, di solito verso i 3 anni i bambini multilingui riescono a separare le lingue in modo appropriato.

Se il bambino ha un disturbo del linguaggio, bisogna eliminare una lingua?

In generale no: la ricerca indica che anche i bambini con un disturbo del linguaggio possono crescere bilingui. Le scelte vanno comunque discusse con il logopedista che segue il bambino.

Fonti

  1. American Speech-Language-Hearing Association (ASHA) — Learning More Than One Language
  2. American Academy of Pediatrics e ASHA, HealthyChildren.org — Young Children Learning Multiple Languages: Parent FAQs
  3. Bilingualism Matters, Università di Edimburgo — Domande frequenti (A. Sorace, B. Ladd)
  4. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Bilinguismo: quando in famiglia si parlano due lingue
  5. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Quando il bambino non parla
  6. Humanitas Medical Care — È vero che i bambini bilingue parlano dopo?
  7. NHS, Cambridgeshire and Peterborough Children's Health — Bilingualism
  8. Cantone Ticino, DECS — Linee guida per l'accoglienza e la frequenza scolastica degli allievi alloglotti (2017)
  9. Byers-Heinlein K., Lew-Williams C. (2013), Bilingualism in the Early Years: What the Science Says, LEARNing Landscapes
  10. Byers-Heinlein K., Burns T.C., Werker J.F. (2010), The roots of bilingualism in newborns, Psychological Science
  11. Hoff E. et al. (2012), Dual language exposure and early bilingual development, Journal of Child Language
  12. De Houwer A. (2007), Parental language input patterns and children's bilingual use, Applied Psycholinguistics
  13. F. Grosjean (2014), The Languages You Speak to Your Bilingual Child, Psychology Today (sintesi dei dati di De Houwer)
  14. Lowe C.J. et al. (2021), The Bilingual Advantage in Children's Executive Functioning Is Not Related to Language Status: A Meta-Analytic Review, Psychological Science
  15. Kohnert K. (2010), Bilingual children with primary language impairment, Journal of Communication Disorders
Prenota una visita